INCENERITORE DI RONCALCECI: CHI SI DICE A FAVORE NON CONOSCE IL PROGETTO. PDF Stampa E-mail
Scritto da Samuele   
Domenica 30 Ottobre 2011 23:12

Nonostante  qualche  fedele soldato, cieco e sordo del PD si sia impegnato a  voler  far credere  che  i cittadini siano favorevoli all’impianto,  è ancora  forte l’eco suscitato dalla illuminante serata tenutasi  venerdì scorso a Roncalceci   organizzata dai comitati cittadini della ex Circoscrizione.

Riteniamo comunque che quelle  persone che si dicono favorevoli  a questo insediamento industriale e che però si augurano che il vento con gli inquinanti non spiri verso casa loro,  siano tali probabilmente perché non conoscono l’entità del progetto.

Cogliamo quindi l’occasione per dare alcuni riferimenti sui numeri che caratterizzano questo progetto per dare la possibilità a tutti di fare le dovute considerazioni

La CTS, consorzio di trasporti   nell’area PIP di Roncalceci  possiede terreno con estensione di 16.700 metri quadrati.  Il progetto di inceneritore di biomasse presentato  prevede la costruzione di due grandi capannoni   che dovrebbero contenere   l’impianto. Il primo  più grande   con le dimensioni di 80 m per 35 m  per 15 metri di altezza, per dare una idea, come un condominio  di 5 piani  per un totale di  4.000 metri quadrati coperti Di questi  solo 500 sono destinati ad ospitare l’impianto tecnologico (che CTS ha acquistato da tempo ed è giacente nel suo magazzino (acquisto fatto forse perché sicura dell’autorizzazione finale ??).

 

 

Ciò lascia quindi presupporre che in un prossimo futuro, visti i succulenti incentivi  dati a chi produce energia, la CTS potrebbe  presentare altri impianti depositando richieste  separate, sempre sotto il Mw di potenza per poter usufruire dell’autorizzazione unica, percorso “facilitato” per impianti di questo tipo e per poter così evitare  di presentare documentazione da sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale, procedura a livello regionale, ben più complessa.

Tale ipotesi  potrebbe essere confermata anche dalle caratteristiche dei cavi  di  collegamento alla rete elettrica  per la cessione dell’energia,  adatti a sopportate  potenze vicine a 10 Mw.

A degna cornice di questa opera architettonica che finirebbe per modificare pesantemente il nostro territorio rurale, ben  3 ciminiere da 17 metri di altezza, preposte agli scarichi degli inquinanti  in aria.

Nel piazzale   silos orizzontali in cemento lunghi 30 metri con altezze che potrebbero arrivare fino a 5 metri, preposti  allo stoccaggio del combustibile che  qui verrebbe coperto con teloni,  favorendo così una probabile fermentazione dei prodotti stoccati, con una conseguente probabile formazione di  cattivi odori, come peraltro succede in altri impianti.

Il processo di combustione produrrebbe:  carbonella , catrami e cenere. I primi, con le probabili sostanze inquinanti verrebbero ributtati all’interno  della camera di combustione,  le seconde stoccate all’esterno, il proponente dichiara che  dovrebbero finire nei campi come ammendante, ma non ne dichiara né la tipologia, né la quantità, né il numero di camion che dovrebbero trasportale e neppure l’indicazione di dove dovrebbero finire.

Ribadiamo quindi che il numero  dichiarato di 600 camion anno è  assai  sottostimato.

Nel progetto non si considerano  neppure i  numerosi mezzi (bilici, escavatori, betoniere, motrici, ecc.)  che  transiterebbero nella fase di cantiere per la costruzione della durata di 2 anni.   Il tutto andrebbe ad aggiungersi ad un traffico già imponente  dovuto alle attività già insediate nell’area, che provoca pesanti danni  al manto stradale rendendo necessari continui lavori di messa in sicurezza delle vie di comunicazione.

Questo impianto   porterebbe alla CTS introiti poco inferiori ai 3 milioni di euro annui.

Inesistente i posti di lavoro creati poiché vi opererebbe  un   addetto per solo 2 ore al giorno.  A tutt’oggi paiono inesistenti  i contratti di fornitura  di biomasse che l’azienda dovrebbe  sottoscrivere con glia agricoltori.  Inoltre non é dato sapere “quanto”  CTS é disposta a pagare ai  produttori  le materie prime da bruciare.  Nel progetto si parla anche di teleriscaldamento da fornire ai cittadini. Non si menziona però chi lo dovrebbe costruire, tenuto conto che una rete  di questo tipo costerebbe milioni e milioni di euro.

Si  fa presente anche che l’impianto in oggetto, che  produrrebbe Gas di sintesi, quindi potenzialmente pericoloso,  dovrebbe sorgere in una area  definita dal comune a rischio di allagamento. Infatti nel 1996 tutta la zona finì sotto un metro di acqua.

A poche decine di metri sorge anche il Consorzio Agrario, sito RIR ovvero ad alto Rischio di Incidente Rilevante, in quanto vi si potrebbero produrre  fenomeni esplosivi.  Nel progetto non si menziona mai né questa evenienza né il potenziale rischio allagamento.

Preoccupanti le emissioni ai 3 camini  per  le ricadute ambientali e sanitarie  che un tale impianto potrebbe avere  anche sulla economia locale,  contribuendo così a mettere in ginocchio  l’agricoltura locale  già in forte difficoltà.

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Ottobre 2011 23:27